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venerdì 28 dicembre 2018

Del diman non v'è certezza




Diman –
appena avrò un momento –
o all'ora che comanda –
andrò in piazza e,
bandiera al vento,
la brucerò yayeahnte
brandendone in alto
il garrir del volto
ivi indimaiato.

E senza dir nulla –
tranne yayeah! –
s'aduneran,
di folle,
emissari;
s'affaccieran,
dal duomo,
notregobbi;
s'arriberan,
dai nienti,
giùrnalisti:
quelli che, oh,
scrivono i libri giùsti;
quelli che, hey oh,
non son giùstizialisti;
quelli che, alé oh oh,
fanno il tifo per la Giùventus.

Che giùrnata gran sarà.
Comparirò nei Tigitutti.
Avrò effigi sugli Internetti.
Sciuperò femmine da Telegatti,
nel gioiellìo piromane
della mia semeotica
da piazza.

E, sbandierate fiamme,
senz'aver detto nulla –
tranne yayeah! –
otterrò culto e risalto
dai pompinionisti
per l'ignivoro gesto,
il politico gusto,
il simbolico fasto.

Con un giro in centro,
dando un fuoco e basta.
Facendo credere che.



Dall'alto:

© Olivier Miche,

Flaming Apple Comet;

© Gleb (@soul_winds1),
Fire, flame, smoke and stick

(Unsplash).
 

mercoledì 14 dicembre 2016

I(m)prenditori per i fondelli

Dei campionissimi certi imprenditori odierni: autentiche deiezioni di quest'epoca nazi-renzista, a cui aderiscono col loro pseudo-progressismo di sinistrata tolla… Tant'è che dare a una persona del 'progressista' è, oggidì, il peggiore insulto che le si può affibbiare. 
Vero fenomeno umanoide, dunque, l'attuale capo della mia morosa: il quale si vanta dichiaratamente, in una riunione con dei suoi dipendenti, di avere risparmiato soldi perché – espressioni testuali – è riuscito a far lavorare per la sua azienda "delle professioniste laureate [genere femminile, sì, proprio così] sottopagandole".

Come non ripensare, allora, alla famosa cover del defunto settimanale "Cuore" – diretto dall'ei fu Serra Michele (non riposi affatto in pace, dopo aver scritto con speciosa malafede pure ieri…) – e giusto secondo la versione riproposta nella presente giornata da Alessandra Daniele a proposito di apparentemente altro che, invero, c'entra: eccome se c'entra.

La Nuova Lotta di Liberazione è iniziata soltanto dieci giorni fa.

Remember, remember the… 4th of December





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domenica 4 dicembre 2016

Quel che Fo

«Lo sragionare del comico è tale rispetto alle regole irragionevoli. In verità il comico è "ragione". 
C'è quella battuta di Walter Benjamin: "Se i tedeschi fossero stati più spiritosi, si fossero resi conto di quanto erano comici, non avremmo avuto il nazismo". È nel momento in cui ci si dimentica di usare il riso, che la ragione muore per soffocamento. L'ironia è l'ossigeno insostituibile della ragione. 
Non so se ricordi l'altra famosa parafrasi di Benjamin, giocata sulla sentenza di Goya. Anziché "Il sonno della ragione genera mostri", lui diceva "il sonno dell'ironia genera mostri… che poi insegnano nelle scuole germaniche.» 




































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sabato 18 maggio 2013

Eatalians do it better

Durante questo quasi mezz'anno in Eatalia – la terra dei magna-magna – non è successo niente.
Come sempre.
Un paese malapena a metà, giust'appunto.
Come sempre.

Eppure i più disfattisti facinorosi ventilavano un forte e imminente rinnovamento, latore di un novello compimento. Specie a partire da febbraio.
In quel mese, s'è difatti votato per le elezioni politiche.


Ma tutto è rimasto come prima. 

Anche chi, stando agli esiti del voto, adesso dovrebbe sedere all'opposizione ha di nuovo il deretano sullo stesso scranno che occupava a gennaio.
Chi invece, lo scorso 15 aprile, doveva lasciarlo e raggiungere 87enne gli esodati, è ancora lì a presiedere – nella fattispecie – la presidenza della Res Pubica…
Insomma, l'analità continua a regnare indisturbata nel paese dei "Do it Better!".

Senonché, ad onta di sittanta statale staticità, in codesta primaverile arietta da verace Eatalietta si respira un'aulente fantasmagoria di venture riforme all'insegna di un insospettabile dinamismo in fiore.

In primis, diventerà obbligatoria per legge la tangente in denaro, in modo da allinearsi con il sistema giuridico dei nostri euro-concittadini d'Albione nel quale, cioè, si tiene in debito conto storico delle consuetudini… E una consuetudine del genere se la sognano, pari alla nostra, gli albionici!
Del resto, vogliamo essere da meno dei Britanni in merito a modernità giuridica?! Se costoro avevano incarcerato, for example, un magnifico ateniese come Oscar Wilde per sodomia, figurati se metterebbero ai ceppi un esemplare fendibrugne brianzolo come quel noto amico-figo dell'arcinoto dittatore russo che lo rifornisce di papaverina… anzi, papiverina.
Ah, ma è vero, 'nnaggia! dimenticavo: da noi regna l'analità, dunque c'è una qualche anomala speranza di vedere costui ar gabbio, piuttosto che in piazza a fare lo struscio del sabato pomeriggio. Già… 

Second, saranno dichiarati reato e il dissenso e la contestazione e, perdincibacco!, tutto quanto di critico possa essere espresso nei confronti del Potere – politico, istituzioanale e poliziesco – costituito.
Per un paese contemporaneo che vuole rimanere sempre se stesso, progredendo nella propria peculiare arretratezza Slow – puro Made in Eataly – valorizzando proprio la tipicità che "non è successo mai niente", è necessaria infatti una bella ratifica della faccenda con tanto di norme e contro-norme che proibiscano ogni manifestazione troppo autonoma, indipendente, approfondita e libertaria del pensiero puntualmente argomentato dei singoli individui. Se poi sono in gruppo, apriti cu.. uhm …cielo!
Tale conservativa amenità culturale very very tipical e particolarissima favorirà l'ingresso della nostra patria tutta, ma tutta-tutta, nel Patrimonio Immateriale Unesco dell'Umanità. Olé! Alé! Eia Eia Alalà!

Infine, il merito reale e l'effettiva bravura saranno proclamati – vivaddio! – fuorilegge dimodoché i mediocri e i gl'incompetenti lecca-ani, quando non raccomandati, abbiano finalmente un loro riconoscimento ufficiale e pubblico, senza più paludamenti vani, di fronte al popolo sovrano che ne potrà così apprezzare apertamente tale specifica competenza e abilità. Un'arte orale eatalica – dop-doc-igp-top al 100% – questa sì autenticamente democratica, giacché tutti la si può apprendere e tutti sono propensi a praticarla, benché ci sia ancora qualche cocciuto ostinato che non intende impararla.

E tra questi testardi, ignorantoni, poco di buono, ahimè! ci sono io.
Per cui, se leggete questo post, denunciatelo pure per vilipendio verso il paese del lap-lap a buco unico (pur tra i vari a disposizione), il paese cioè dell'"unica alternativa possibile".
Però prima della gattabuia che mi spetta, siccome commetto spesso il futuro reato di pensare con la mia testa, ho un ultimo desiderio consistente in una domanda: ovvero, se uno Stato moderno ti offre una e una sola alternativa possibile di governo e indirizzo – orbene e beninteso – dell'apparato linguale collettivo, esso può dirsi ancora davvero democratico? O non si può proprio dire e neanche supporre, o velatamente ventilare, che è piuttosto una dittatura?

Ma smemorato solito e criticone demente che sono!! ed eversivo lappatore di pudendo muliebre anteriore! 
La parola "Dittatura" verrà presto proibita ed eliminata dalla Lingua (…non il muscolo) Eataliana. Nessuno saprà più cosa significa, che vuole dire, come riconoscerla.

Sicché, tutto OK, tutto a posto, caro il mio Eataliano.
Nessun rovesciamento di fronte, nessun cambiamento di stato, all'orizzonte. 
Lì, imbucato dove sei, te ne puoi stare beatamente a leccare, tacere e subire,
ché il tuo Niente continuerà, senza cambiare mai, all'infinito: 
come un vampiro, succhiando sangue e vivendo per sempre.





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sabato 20 aprile 2013

Il Pane e le Rose

La senatrice reggiana del PD Leana Pignedoli è stata mia professoressa di Musica alle Scuole Medie negli anni '80, nella ridenterrima e pastoral Carpineti
Quando la conobbi in qualità di cinno che faticava un po' col solfeggio (benché poi avrei fatto il cantante e compositore melodista) e che trafficava con le proprie ditine (o "i propri ditini"?!? o "ditina"? mah…) sui buchi del flauto, lei era una giovane  capace di trasmettere passione e tensione etica nelle attività che svolgeva coi ragazzi a scuola. All'epoca, militava già – con garbo e razionalità – nelle fila del PCI ante-caduta del Muro di Berlino. 
Ne ho un bel ricordo.
Circa un quarto di secolo dopo, è successo di tutto in 'sto Paesaccio di magna-magna denominato non per niente Eatalia, per la gioia dei cultori dell'anglofonia storpia e del creatore della catena agroalimentare Eataly (anch'egli – toh! che caso – del PD) Baf-Farinetti…
La brillantante senatrice della Repubblica così decide di scrivere un primaverile comunicato per spiegare lucidosamente come mai ha votato scheda bianca - la famosa "responsabilità", no?, di cui si ciancia da 2-mesi-2 a questa parte – al primo turno di votazioni del novello Presidente della Repubblica. Comunicato che riporto dall'agenzia di stampa dell'Appennino Reggiano "Redacon" e che, al momento (ore 18.34), è in piena evidenza nella sua home page ed è comunque raggiungibile cliccando qui.  
A seguire, sorbillatevi pure la mia rispostina alla Senatrice (nonché mia ex professorossa…) di già postata come 15esimo fra i commenti pubblicati dalla summenzionata testata appenninica, sebbene con qualche correzione inesplicabile e deprecabile della loro redazione. 
Buona (?) lettura e Addio, Italia… anzi, Eatalia! … Burp!! 

“Ieri sera all’assemblea dei gruppi del Pd, ho votato contro la proposta di Franco Marini, perché credo che il Presidente della Repubblica, come si è detto, debba essere figura istituzionale, di garanzia, fuori da ogni logica di spartizione politica e debba essere percepito come tale nel Paese.
Serve un nome che sappia, da solo, con il suo profilo, superare ogni veto che viene impropriamente presentato dalle diverse forze politiche. Il Presidente della Repubblica deve essere al di sopra di queste logiche e un sistema politico che non ha questo orizzonte non è adeguato ed è destinato ad implodere. L’Italia, inoltre, ha bisogno più che mai di una figura di alto profilo, riconosciuta a livello internazionale.
Rinnovamento per me significa questo: un Paese che sa ripartire e ritrovare dentro di sé le energie per una reazione adeguata. Una fiducia che nasce da nuovi modi e una visione di livello internazionale: un paese europeo.
Cambiare passo, a mio parere, vuol dire sapere distinguere l’esigenza di fare governi di scopo di carattere istituzionale senza preclusioni per superare problemi drammatici come quelli che stiamo vivendo a livello economico, per superare il blocco del sistema elettorale. Diverso è ragionare di alleanze di prospettiva.
Confondere questi piani significa minare la credibilità e la speranza di futuro, ampliare la distanza tra politica e cittadini che non intravedono coerenza e logica nelle scelte politiche. Se c’è coerenza e proposta alta un gruppo dirigente ha il dovere di andare avanti per il bene comune anche di fronte a dissensi.
Oggi non ci sono queste condizioni. Il Paese percepisce in questa proposta, ancorché figura onesta e trasparente, una riproposizione di logiche del passato, inadeguate al momento, ci vuole coerenza.
Per tutto questo alla prima elezione ho votato scheda bianca contando su una nuova proposta del mio partito all’altezza di questo tempo”.

Ecco la mia replica in forma di J'accuse!:

"Se la 'proposta all'altezza di questo tempo' è Prodi, complimentoni!  S'è visto cos'è successo, ma si sapeva anche prima che sarebbe finita in un'ecatombe comunque perché il PDL avrebbe scatenato la guerra santa. Che genioni!! Ma che ci voleva a votare Rodotà?! Nessun Democraticuccio risponde seriamente, se non la solita solfa da due soldi che non era una scelta loro, per quanto il giurista faccia parte della loro storia politica. La peggiore classe politica di sempre continua a dimostrarsi all’altezza, anzi alla bassezza della sua risaputa micro nomea, che soltanto essa non vuole riconoscere, mentre la maggior parte della gente continua a votarla per pura compassione se non autentica pena.
Oltre a provare una rabbia immensa, cara la mia Leana (mia brava, tra l’altro, mannaggia! ex Prof. di musica alle Scuole Medie), un’ira feroce nei vostri pessimi confronti – autentici mandanti dell'uccisione del nostro Paese, assieme al centro-destra e con la nostra connivenza di decadenti italioti, incapaci ogni volta di capacitarsi della vostra conclamata  pochezza – m’accorgo, ora dopo ora, di smarrire tutte le possibili speranze di resurrezione di questo Paese sfasciato che, va da sé, lascerò. Tempo di organizzarsi, preparare – dove si può – il terreno e poi via!, andarsene. 2014 all’estero e ti manderò una cartolina, stanne certa!, a ricordarti la strage che avete commesso nei confronti della mia generazione e delle altre a cui avete tolto sogni, prospettive, dignità ed energie – il Pane e le Rose.
E mentre col ritorno di Napolitano niente va dunque a cambiare, riproponendosi l’incistata trimurti del governaccio tecnico montiano, l’unica miserabile gioia è sapere che quell’accozzaglia chiamata PD non arriverà a mangiare il panettone e così sparirà. E con la sua scomparsa, anche Berlusconi e il PDL intero finalmente spariranno. Perché oramai lo sanno anche le razze extraterrestri – quelle che non ci conoscono e che non ci conquistano perché valiamo nulla nella nostra tracotanza – che se c’è stato Berlusconi al vertice della politica nazionale è per la  presenza collusa dell’intero centro-sinistra querulo, vano e altresì corrotto (sicuramente nell’anima) di questi ultimi due decenni dimenticabili".




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sabato 9 luglio 2011

Voglia di Reale

La scena del crimine si situa a casa dei miei genitori.


Sabato scorso, 02/07. Ora di pranzo.
TV sintonizzata con disinvoltura su "Studio Aperto": Tg che, in confronto, quello di tale Emilio – detto "Fede" – pare "Report" per rigore documentario e validità argomentativa.
Servizio glamour sulle nozze di un certo Principe dei puttanieri con un'aspirante Principessa delle ex campionesse di nuoto addormentate. Fuochi d'artificio sul video. Sfarzo e meduse ridenti in prime time, anzi in lunch time. Simulacri di donne opulente e col sorriso self service disserrano labbra a cianciare di fashion, charme ed elitarie VIPperie, come se stessero discettando dell'argomento ontologico di Anselmo d'Aosta.

Io da amante della Sofìa, vorrei ascoltare ammodo cotanti filosofemi, ma mio padre ha la deprecabile abitudine di commentare ad alta voce ogni notizia che passa il telegiornale, snocciolando tutte le volte la sua personale pseudo-tomistica extra-aristotelica delle umane cose.
Cacchio! Vorrei proprio conoscere il nemico sullo schermo, però mi è dato di percepire solo brani di frasi e discorsi che, comunque, se avessero qualche briciolo di sostanza e struttura di verità reggerebbero lo stesso, nonostante la loro frammentazione.

È un po' come quando ti capita di guardare un film già bell'e che iniziato alla televisione. Se il film è scritto bene, con una logica organica delle conseguenze, con nodi drammatici e punti di svolta correlati secondo Sense and Sensibility, puoi star certo che riuscirai a coglierne l'interezza o perlomeno buona parte delle implicazioni e a seguirlo cavandone nuclei importanti di significato o finanche di visione del mondo, a dispetto delle parti che puoi aver perso prima o di cui non hai visto lo svolgersi.

Nel caso del servizio in oggetto, tuttavia, si è ben lungi da ciò. Sicché giunge in totally surplace il suo irresisitibile avvicendamento con un susseguente gran pezzo di televisione giùrnalistica in cui s'intervista un altro principe: tale Emanuele detto "Filiberto" (appellativo con cui battezzerò il mio prossimo cane).

Ed ecco la giùrnalista esordire con una questione di cui colgo il passaggio finale, recitante più o meno così: "Orbene, caro Princi Fillo, c'è voglia di Reali tra la gente... C'è voglia di Reali in giro... Come ti spieghi tutta questa voglia di Reali, questo seguito verso le loro vicende, questa passione scoppiata tra le persone?". 

Mio padre abbozza sconvintamente la sua analisi fanta-marxista della "Voglia di Reali" che sembra permei e movimenti la società intera. 
Io mando a cagare la giùrnalista e basta.
Ulteriori commenti, zero. Rabbia tanta e rivolta con decisione verso i professionisti dell'irreality show giornalistico. Brutta gente.

Neanche 24 ore dopo, scoppia ben altra passione tra le persone. Vaglielo a spiegare adesso ai poveri (si fa per dire...) Filiberto E Manuele che c'è chi ha voglie e passioni assai differenti in agenda.
In Val di Susa, il potere volutamente cieco e sordo apre i cantieri della linea TAV senza avere mai interloquito seriamente con gli abitanti della zona. Il Potere fintamente democratico e tacitamente violento compie l'ennesimo atto di forza pensando che l'esercizio della democrazia (parola oramai da reinventare quando non da cambiare) finisca nel frangente in cui i cittadini inseriscono la loro scheda elettorale nell'urna; dopodiché faccio – dice il Potere – quel che mi tira il culo e te lo faccio pure piacere. Olio di ricino invisibile, stupro subliminale di massa: prendi, butta giù, ingoia, apri le gambe, piglia dentro, stai zitto e non rompere i coglioni che dopo, dài!, se fai il bravo, ti faccio fare la manifestazione di protesta autorizzata. E una volta che t'ho autorizzato e l'hai fatta, poi mi lasci fare quello che voglio, OK?
Nessun plausibile disaccordo è messo in conto, impossibile accogliere alcun dissenso per chi è aduso soltanto a ricercar consenso. Qualora Dissenso ci sia e abbia l'ardire di esistere, va represso invece di essere semplicemente ascoltato e discusso per le ragioni che reca con sé, le contraddizioni che ha e pure per il grumo di emozioni e disagi che lo anima. Il tempo e lo spazio del confronto – anche aspro ma al vivo, presente, palpabile, verace, vero, fra umani, e non mediato dal solo flusso mediatico e/o propagandistico/giùrnalistico, dalle agenzie di stampa oppure dalla rappresentazione quotidiana della politica – sono a priori banditi, a priori allontanati, a priori giudicati inammissibili.


Al cospetto dell'erezione di una simile muraglia, di sittanta conclamata e ulcerosa separazione tra chi rappresenta ed esercita tale Potere, ossia lo Stato Italiano, e le persone stesse che – a livello teorico – in detto Stato si riunirebbero in quanto Popolo, emerge allora in tutta la sua evidenza la riflessione di qualche giorno fa dello scrittore Giuseppe Genna:
"Il crollo delle maschere e la diffusione transnazionale delle notizie stanno testimoniando che si compie una facile profezia in Italia, al di là di ingiustificati entusiasmi primaverili: la gente si è rotta i coglioni e, se si rompe i coglioni, non è che si confronta con il televisore – va direttamente dall'unico rappresentante che lo Stato [...] può schierare di fronte ai cittadini oggi, il Poliziotto. Questo atto è testimoniato. Inizia di un totale inizio una lunghissima battaglia, che è in realtà una guerra, anzi: più guerre. Si incendiano zone sovrapposte del vivere civile: le lotte per l'ambiente, per la dignità della vita, per i diritti inalienabili di un'etica universale, per l'uguaglianza, per l'abbattimento dei filtri all'informazione diffusa".
In altre parole, c'è Voglia di Reale. Altroché di Reali! protagonisti artificiosi e distanti dello showbiz gossipparo e scoreggione.
C'è voglia di Reale perché molti singoli individui, magari e volentieri aggregati in una comunità d'intenti, manifestano dunque l'istanza di oltrepassare tutti i diaframmi strumentalmente predisposti per tenere ognuno a distanza di sicurezza dalla presa di contatto diretta, e un minimo de visu, con la realtà effettiva dei problemi che lo circondano e di cui si avverte parte in causa intrallacciata con altri.

Diaframmi quali la veicolazione giornalistica condizionata e sviante (la quale s'illude o peggio finge di essere libera) che ad esempio – per dire quant'è generalmente paracula – fa prevalere news sul numero di feriti e contusi della Polizia ma non su quello dei manifestanti; oppure, il palcoscenico dove ogni giorno si recita la fiction oscena della politica nazionale, dove i cambi di ruolo, costume o facciata sono diventati norma al soldo del migliore offerente, che di certo mica è la gente; o, infine, l'opacità ipnotica e reificante dello schermo televisivo intesa a offrire un modello illusorio di realtà che sia a sua esclusiva immagine e somiglianza – coi suoi reality, "Real Time", Real TV e pure Real Madrid, purché vi sia sempre una storpiatura straniera o manchi all'appello almeno una lettera o una sillaba a invalidarne la corrispondenza con quello che dovrebbe precisamente segnalare o nominare affinché si riconosca e lo si indaghi davvero: il Reale, la Realtà.

Per cui, smettiamola di invocare la Resistenza e lasciamo riposare i Partigiani in pace. Resistere per chi? Resistere per cosa? per il nostro privilegio di avere il digitale terrestre? affinché ci catodizzi un bel dì un principe o una principessa extraterrestri sul divano delle nostre frustrazioni e piccinerie personalistiche?
"Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti". Tocca a ognuno di noi, adesso, andarsi a riprendere con decisione e chiarezza il Reale. E con esso, pure l'Immaginario; e la volontà di sognare e desiderare con la propria testa; e il coraggio di dare scandalo con l'autenticità espressa del proprio cuore: fra Senno e Sensibilità, Cielo e Terra;  giudicando, alfine, perché non si ha paura alcuna di essere giudicati.

Riprendiamoci questo Paese a colpi di Realtà.
Riprendiamoci una personale e attiva Responsabilità.

Liberiamoci dalla libertà per liberarla! Via da chi dice che è così oppure cosà; via da chi la confina tra mura e negazioni di possibilità. La libertà non esiste se non nella somma delle azioni che si compiono per conquistarla. E Io, Tu e pure Esso possiamo certamente fare tali azioni, dimodoché si crei proprio quella somma che fa la differenza e genera quindi altre opzioni, diversità di soluzioni. A spiazzare perciò l'indiscutibilità monocratica di forme di pensiero a schema unico, fissato per sempre o voluto a tavolino da chissà quale Sua Altezza; e a divergere pertanto da preordinati format di vita paratelevisiva, dettati e istituiti da chi vuole mantenerci prigionieri del regno dell'irrealtà.  




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