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martedì 10 gennaio 2017

…Hyp, hyp… Hystrio!!

Hey Chicos!
Fresco di stampa e di versione digitale, ciàpa il neo-numero del trimestrale di spettacolo "Hystrio", su cui ho pubblicato un paio di interventi circa italiche fortune sceniche ed editoriali del viverrimo Teatro Argentino contemporaneo.
Sicché: olé! Alé! e va' mo là!




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domenica 4 dicembre 2016

Quel che Fo

«Lo sragionare del comico è tale rispetto alle regole irragionevoli. In verità il comico è "ragione". 
C'è quella battuta di Walter Benjamin: "Se i tedeschi fossero stati più spiritosi, si fossero resi conto di quanto erano comici, non avremmo avuto il nazismo". È nel momento in cui ci si dimentica di usare il riso, che la ragione muore per soffocamento. L'ironia è l'ossigeno insostituibile della ragione. 
Non so se ricordi l'altra famosa parafrasi di Benjamin, giocata sulla sentenza di Goya. Anziché "Il sonno della ragione genera mostri", lui diceva "il sonno dell'ironia genera mostri… che poi insegnano nelle scuole germaniche.» 




































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giovedì 21 novembre 2013

Bearded Goby on ANCT?

'N'ottimana fa (od "ottomana"? …mmmmh…??), insomma 8 giorni addietro, mi scrive il giornalista-pubblicista-psicologo-criticoteatrico-ed-enogastronomico, direttore di "Rumor(s)cena" nonché amico, Roberto "Bob" Rinaldi


Costui, orbene, ha ricevuto l'incarico dall'ANCT - Associazione Nazionale Critici di Teatro (a cui è iscritto) di raccogliere, presso ogni addetto interessato, una presentazione di 1000 battute ciascuna inerente a siti online che si occupano di Teatro e Spettacolo, allo scopo di inserirle poi sul neo website dell'or detta Associazion'. 
Sicché, voilà! Oggi mi ci son messo un attimino su, ed ecco che mi vien fuori – senza neanche star lì a contare – una nota riguardante il qui presente blog "Bearded Goby" e che, alfine, scopro consistere in 1001 battute… (a "Dramma.it", invece, ossia la rivista – quella seria, seria – con cui collaboro e su cui scrivo pensosissime radiografie teatrali, c'ha pensato Deo gratias il direttore Marcello Isidori). 

Per non incorrere così nel rischio di non essere pubblicato colà, allora scancello ammodo un doppio spazio di cui m'accorgo al volo … E meno male che c'ho l'occhio fino, finerrimo, in quanto esimio Redattore di pregevole e lunga militanza. Senza quel malnato refuso spaziale, sarebbero state 1000-e-non-più-1000 battute al primo colpo! Neanche Robin Hood ce l'avrebbe fatta, e neppure il miglior concorrente di sempre di tutti i quiz di Mike Bongiorno… 

A seguire, dunque, quanto ho scritto per il succitato Bob e che pubblico in anteprima quivi, giacché mica son certo che me l'accetteranno e pubblicheranno sul sito dell'ANCT! Per cui, non si sa mai… Anche se, visto che m'hanno dato un Premio nel 2010 con la Ubulibri del fenomenale Franco Quadri (il quale disse, a noi della Redazione, portandocelo gongolante: "L'abbiamo vinto insieme!"), m'auguro proprio non discriminino un loro premiato, per quanto Irregolare… 


“Bearded Goby” (beardedgoby.blogspot.com) è una web-zone d’irregolarità artistico-culturali che si pone di fatto come un incoercibile e anarchico anti-blog, di cui è autore Damiano Pignedoli. Pertanto, assolutamente irregolare è e ha da essere, altresì, la cadenza di pubblicazione dei suoi post; i quali è bene se mantengono e sviluppano la loro tendenza verso una scrittura copiosa, esondante ed esorbitante, volta a confliggere con la decantata paratassi che sarebbe d’uopo usare allorché si scrive per il webbe… Sicché in tali scritti, debitamente illustrati, si dà spazio a riflessioni e ad argomentazioni attinenti i mondi dell’Arte, della Cultura, dell’attualità politica e sociale, tra i quali figurano anche le sfere del Teatro e dello Spettacolo. Ambiti, declinati ponendo attenzione all’impaginazione grafica e affrontandoli con piglio serio ma non serioso, provando semmai a renderli piuttosto ficcanti e pungenti tramite il ricorso a elementi di ironia, sarcasmo e comicità. Va’ mo’ là!


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mercoledì 9 novembre 2011

This is not The End, my Friend...

Dopo annate di complessivo orrore necrotico, benché l'ultima abbia manifestato bagliori d'incoraggiante rinascita (ma ne riparleremo...), è iniziata sotto i migliori auspici la mia Stagione di Spettatore Teatrale 2011-2012: e questo grazie al Laboratorio Permanente dell'Arte dell'Attore diretto da Domenico Castaldo.
Oddio! a leggere titolo e luogo dello spettacolo, a cui sono stato invitato a Torino (città, per eccellenza, di oscure pratiche esoteriche... uuuhhh!), meglio sarebbe stato auscultare (o auuuhhhscultare...) la parte superstiziosa di me e starmene nell'illuministica e illuminata Milano a bearmi delle sue luccicose vetrine, rassicurandomi ai fasti della sua razionale frenesia infra o finesettimanale, tra gli splendori scientisti dello shopping e dell'efficiente aperitivismo.

E invece l'allestimento di  WELCOMING - The end of the world all'austero Ex Cimitero Monumentale di San Pietro in Vincoli è stato tutto fuorché sventurato, iettatore o da rabbrividire; e men che meno aridamente razionalista o inutilmente fastoso. Anzi! Ne ricorderò senz'altro l'espressivo rigore e l'effusione radiosa da parte di Castaldo e dei suoi sette addestratissimi performer.

All'ingresso della suggestiva Zona Teatro dell'Ex Cimitero, questi accolgono amichevolmente gli spettatori facendoli sedere intorno a una scena di sole quattro sedie. Dall'alto, stesso numero di faretti a illuminare tanta sobrietà, in uno spazio bianco di spoglia essenzialità. La ricchezza, d'altronde, è data dal complesso di attori che rivestono la nudità spaziale di movenze danzate in coro, tessendo dintorno armonici canti multiligue altrettanto corali, fiorenti dai diversi passaggi recitati che traggono linfa da testi sacri, romanzeschi e poetici, sino all'affascinante Tao della Fisica di Fritiof Capra.


Un intarsio composito e stravagante (nel senso letterale di extra-vagante) che invita a orientarsi invece che a perdersi. La precisione e il palpabile affiatamento dinamico del gruppo, del resto, mobilitano allo stesso modo Cervello e Interiorità a coordinare visione e ascolto, pensiero e sentimento, nel Kaosmos coreutico così vividamente espresso. Il quale altro non è, poi, che la Babele meteca dei nostri giorni, l'esasperazione motoria e vociante della nostra post-contemporaneità, la confusione globale del nostro attuale mondo.
Un mondo oltremodo caotico, rumoroso e prossimo alla fine? – è il quesito che si staglia, frattanto, dalla scena alla (mia) mente – Destinato a finire nel gorgo del suo medesimo dimenarsi senza posa, in difetto di mete chiare e speranze di salvezza?

Si ride durante questa messinscena, bisogna rimarcarlo: aleggia una gioia del gioco teatrale che genera risate e sorrisi, colpendo con verve critica le pretese di credibilità dell'odierna società dello spettacolo.
Castaldo, infatti, recita un riluttante e smarrito presentatore di un presunto show à la 2012 sull'apocalissi universale. Egli è come impaurito dalla tematica e si nasconde; gli altri interpreti ne vanno in cerca, lo scovano, lo snidano e lo pungolano di continuo affinché venga allo scoperto, compia il suo dovere e così lo spettacolo si faccia.
Da lì, si dipana una spirale di situazioni virate volentieri su espressioni e registri comici o ludicamente straniti, oppure cantati e danzati tramite divertite coreografie da discoteca, in cui non mancano le prese in giro alle icone dello showbiz televisivo e politico. Ne consegue una demistificazione ironica tale da smontare e rendere, perciò, decisamente improbabili l'insieme delle vanitose ambizioni di verità e di sublime intelligenza diffuse con leggerezza global dai circuiti spettacolari del sistema mass-mediatico.

Mentre, al contrario, emerge l'umanità pulsante dei performer, intesi – oltre a quanto s'è descritto – a parlare di follia e salvazione, a gridare ispirati brani poetici o a riflettere sulle crisi mondiali e umane; sino all'eloquente epilogo in cui ci si rende conto che, in realtà, non c'è nessuna Fine perché Tutto continua. Sono soltanto le molteplici paure di ognuno di noi – in cui ci si nasconde e in cui dannatamente ci si vive – che, ogni giorno, ci fanno morire sempre un po' di più. Senza fine...




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lunedì 16 maggio 2011

Happy Birthday FQ

75, oggi, gli anni di Franco Quadri.
Genialoide visionario del teatro, protagonista formidabile (e misconosciuto ai più) della cultura dell'ultimo mezzo secolo.

Critico, editore, traduttore, organizzatore e compagno di strada di molteplici artisti con cui amava confrontarsi, discutere, scambiare idee e prospettive d'azione; consigliandoli, incoraggiandoli e magari intervenendo sino a risultare talvolta ingombrante.

Ma alla sua attenzione di studioso ed editore di culto, ai suoi Premi Ubu e alla sua fede nella creatività, devono molto parecchie Star e innumeri personaggi della scena, del piccolo e grande schermo, del giornalismo e dell'editoria.
Elencarle è cosa lunga e qui, in fondo, si sta parlando di lui.

Ho avuto la fortuna di lavorarci accanto dal 2006 nella casa editrice da lui fondata e diretta, la Ubulibri; rubandogli, a mia insaputa, segreti arti e mestiere. 
Ho fatto l'esperienza di affrontare il suo carattere tellurico e collerico, perché l'immensa dolcezza che aveva nell'animo durava fatica a esprimerla: vuoi per tremenda timidezza e anche per una quotidianità lavorativa castrante una continuità di slanci poetici, all'insegna di un'emotività di comunicazione. Anche se si è litigato, perbacco!, discusso animatamente e nondimeno riso: e tanto, a dire il vero; perché lui era realmente quel che si dice un "Personaggio"...

Lo saluto qui, allora, con uno scritto che buttai giù di getto in metrò poco dopo aver ricevuto la notizia della sua morte, avvenuta il 26 marzo scorso.
Proibito leggerlo durante i suoi funerali. Soloni e personalità dovevano pontificare, continuare a protocollare meriti di lavoro e professione, disputare solo e soltanto su problemi d'arte e cultura. Troppo semplice la semplicità; faticoso dare spazio anche all'uomo: avanguardista e impetuoso, fragile e inquieto, emotivo e molto solo, ma ironico e curioso, appassionato e mai indifferente – e non è poco, in tempi d'indifferenza e povertà d'interesse come questi.
Gioele Dix, Serge Rangoni e Renata Molinari sono state le eccezioni al riguardo. Li ringrazio.

Viaggiatore incredibile, ha visto teatri e spettacoli dappertutto, cercando di scoprire la frontiera autentica in cui la Vita si trasforma in metafora del Teatro (e non viceversa, che è inganno e illusione). Ed è quello che, credo, desiderava davvero scoprire: solcandone la linea lungo le righe e i segnavia di libri illuminanti che ha inventato, tracciando scritture dal cuore fine e territori d'immaginosa azione vitale.




Milano, 27 marzo 2011, ore 15.23


Ciao Franco,
impareggiabile FQ,
nel bene e nel male.

Adesso sei Aria
pulsi nella Terra
scorri nell'Acqua
danzi nel Fuoco.
Tutto Sei in quel che Sarai
                                          ed È.

Abbiamo lavorato,
discusso e litigato,
ma anche riso e qualche volta festeggiato. Insomma, c'è stata intensa Vita.
Grazie.

Ora s'è chiuso il libro che abbiamo fatto insieme.
Probabilmente servirebbero correzioni e ultimissime revisioni, ma va bene così: bisogna che ci siano degli sbagli, è utile è persino bello ritrovarsi negli errori.
È lì, infatti, che si cresce, in quegli scarti prodigiosi che aprono rispetto all'eccesso di normalità e di irrigidite consuetudini.
Tuttavia il lavoro è finito ed è tempo che, ancora una volta, tu parta e te ne vada via. C'è un volo in attesa alla tua porta, un ultimo viaggio oltre la tua stessa soglia.
Però, caro Franco, davvero sarà l'ultimo?

Be'... adesso puoi vederlo, ora puoi scoprirlo.
Senz'altro sarà uno spettacolo mai visto e i tuoi occhi, perciò, se ne sorprenderanno, se ne ravviveranno.
E così sorriderai, risplendendo.

Ciao FQ.
Grazie.
















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